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9 MARZO 1908: BUON COMPLEANNO AMORE MIO!

Pubblicato il 09/03/2016
Correva l’anno 2002 quando mi sedetti per la prima volta sui seggiolini di uno stadio. Non avevo ancora 5 anni, ma ho ancora impresso nella mente il momento in cui ammirai per la prima volta l’immensità di San Siro, uno spettacolo destinato ad accompagnare tutta la mia infanzia e la mia adolescenza. Appena iniziò la partita,  chiesi a mio padre per quale squadra noi dovessimo fare il tifo. Lui mi rispose: “Noi tifiamo quelli con la maglia neroblu”. 
Qualche settimana dopo si ripeté il siparietto: “Papà, e oggi per chi tifiamo?”- “Sempre quelli con la maglia neroblu. E sarà così ogni Domenica”. 
Circa un anno dopo l’Inter raggiunse le semifinali di Champions League, dove incontrò il Milan. La partita d’andata era finita 0-0, ed io mi accingevo a guardare la sfida di ritorno. Quella sera finì 1-1: ricordo che nelle file dell’Inter segnò Oba Oba Martins, il mio primo pupillo in assoluto (come ogni bambino, ero affascinato dalla sua singolare esultanza). Ancora non conoscevo la regola che stabilisce che, in caso di parità, i gol in trasferta valgono doppio, e rimasi pertanto stupito quando vidi che i giocatori del Milan festeggiavano. Chiesi a mio padre per quale motivo non si giocassero i supplementari, lui mi spiegò questa- a mio avviso assurda- regola e mi disse che sarebbero stati i rossoneri a giocare la finale dell’Old Trafford. Scoppiai a piangere disperato, ed è quel giorno che capii di esser innamorato di questi magnifici colori.
Per diversi anni, ebbi parecchi screzi con i miei amici ed i miei genitori. I primi mi invitavano spesso la Domenica pomeriggio all’oratorio per giocare a calcio, i secondi spingevano perché io ci andassi. Non ero un bambino asociale, non ero un bambino solitario e nemmeno apatico. Ero semplicemente un bambino innamorato. La Domenica pomeriggio giocava l’Inter ed io attendevo quel momento per tutta la settimana, e niente e nessuno avrebbe potuto rovinarmelo. 
Oggi non sono più un bambino. Oggi sono un uomo di 18 anni, ma certe cose non sono cambiate. Ancora oggi mi emoziono vedendo giocare l’Inter. Ho pianto di gioia dopo i successi del 2010, e diverse volte mi è capitato di piangere addolorato per le disfatte degli anni successivi.
“Non si può piangere per una partita di calcio; in fondo sono solo 22 uomini strapagati che corrono dietro ad un pallone. Non puoi farti condizionare la vita"
Nel corso degli anni ho sentito questa frase almeno un migliaio di volte, pronunciata da parenti, amici, sconosciuti e vicini di posto allo stadio. Ma queste parole non mi hanno mai toccato più di tanto, e nemmeno infastidito. Ero e sono soltanto rammaricato del fatto che queste persone non possano capire un legame così forte. Quel legame inscindibile che si crea tra un tifoso- un vero tifoso- e la sua squadra del cuore. E quasi mi dispiace per loro, che certe emozioni non possono viverle e non possono nemmeno comprenderle a fondo. Qualcuno dice che l’amore non esiste, e da questo si evince che non ha mai tifato Inter. Non ha mai tifato Inter con la passione e l’amore con cui lo faccio io, e con me altre decine di milioni di supporters. 
Il 9 Marzo 1908, nasceva al ristorante “l’Orologio” il Football Club Internazionale da una costola di 44 dirigenti dissidenti del Milan. Ed oggi io mi sento di ringraziare questi 44 dirigenti, perché grazie a loro milioni di persone in tutto il mondo hanno un motivo in più per essere felici: l’Inter.
Centootto anni di storia, di Serie B non ho memoria: Buon compleanno FC Internazionale!