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LA PRIMA INTER DI DE BOER E' UN DISASTRO, AFFONDA CONTRO IL CHIEVO, I NERAZZURRI DEVONO CORRERE GIA' AI RIPARI

Pubblicato il 21/08/2016
Prima partita per l'Inter post Mancini, prima partita per Frank De Boer da allenatore sulla panchina nerazzurra, in Italia, in Serie A, nel mondo fuori dall'Olanda e in un club che non sia l'Ajax. Esordio quindi a tutti gli effetti per il tecnico olandese. Esordio che si ricorderà a lungo e che per almeno i prossimi sei giorni lo farà dormire malissimo, visto come sono andate le cose. La sua Inter ha perso, ha perso meritatamente, giocando molto male e finendo dominata dall'avversario di turno, ovvero il Chievo. Buona squadra, come tutte le medio piccole nel nostro campionato, ma non certo una big, come quello di cui stiamo parlando non si poteva certo definire big-match. Ma c'è dell'altro. Le scelte tattiche di De Boer appaiono incomprensibili. Partire con la difesa a 3 che in casa Inter non si vedeva da secoli è stato un azzardo pagato a caro prezzo, due goal incassati e nessuno segnato. La squadra messa in campo discutibile, perché d'accordo dover sostituire lo squalificato Murillo ma rimettere in campo Ranocchia che l'Inter ha fatto di tutto per non vedere più in campo era davvero la scelta migliore? Si certo era stato il Mancio a mettere fuori squadra Ranocchia ma non per questo andava rimesso in campo e fin da subito. Dopo 4 minuti il difensore centrale nerazzurro ha subito commesso un chiaro fallo da rigore e il direttore di gara l'ha graziato, altrimenti i veronesi potevano sbloccare addirittura all'avvio. E questo per parlare soltanto dei suoi primi minuti al rientro da titolare, poi possiamo raccontare di altri errori, anzi orrori, in copertura e di goal mangiati a porta semi vuota, ma lasciamo perdere. 

Infine i cambi in corsa. Mettere fuori Candreva, che era stato fino a quel momento tra i migliori in campo, si può giustificare col fatto che rientrando da un infortunio forse non ha ancora i 90 minuti nelle gambe ma il cambio di Banega è una scelta talmente assurda da lasciare senza parole. Fuori Banega c'è stato il crollo definitivo dei nerazzurri, che a quel punto hanno perso anche l'unico giocatore capace di pensare ed impostare il gioco. 

La prima di Frank De Boer, non ce ne voglia ma dobbiamo essere chiari ed onesti, è stata disastrosa. Stima massima per il professionista, vincitore di quattro campionati con il suo Ajax. Purtroppo però la prima impressione, che poi si dice essere quella che conta, è che non abbia abbastanza esperienza per confrontarsi con la Serie A alla guida di un club di prima fascia come l'Inter, che ha determinati obiettivi. La sua prima partita ufficiale è preoccupante. Trattandosi della prima giornata la speranza è quella che si tratti solo di un passo falso. L'esperienza ci dice però il contrario. Ed oltre a tutto questo alla beneamata manca chiaramente qualcosa a centrocampo ed al centro della difesa (Ranocchia mai più). Si parla di Joao Mario e ben venga. Lui come Gabigol. Ma l'attuale presidente Thohir deve rendersi conto che facendo la guerra a Roberto Mancini ed avendolo costretto ad abbandonare la nave a due settimane dal via non si è fatto il bene del club ma il male. Si è fatto il male dell'Inter sostituendo un top manager con un tecnico esordiente al di fuori del suo paese. Ora per quel che è possibile bisogna correre ai ripari. In quel che resta del calciomercato prendere dei rinforzi degni di questo nome e non vendere nessuno dei migliori. E non è neanche detto che basti. 

A novembre quando la Suning sarà definitivamente operativa è necessaria una presa di posizione forte della nuova proprietà. Chi ha permesso che questa estate le cose andassero nel modo in cui sono andate va mandato via e sostituito immediatamente. Ci vuole una dirigenza in gran parte nuova, capace di amministrare al meglio un club come l'Inter.

Il match di questa sera contro il Chievo, a cui comunque vanno fatti i complimenti per aver giocato una gara attenta ed intelligente, equivale ad un campanello d'allarme che suona all'impazzata. I due goal di Birsa sono due colpi di cannone contro un muro di pasta frolla. Fare finta di non sentire quel campanello e di non tremare davanti a quelle cannonate sarebbe da pazzi. Anche se, lo ripetiamo, il danno grande è ormai già stato fatto. L'imperativo è mettere ordine dove è ancora possibile farlo. Per poi cercare di lavorare al meglio per il futuro. Amaro parlare di futuro alla prima giornata ma nel caso dell'Inter va fatto.

Del resto è lo stesso allenatore nerazzurro che nel post match si presenta ai microfoni con un'intervista pre registrata e tradotta dall'inglese in cui afferma che "L'Inter non sta bene e io non ho avuto il tempo di lavorare" - considerando che fino a ieri in conferenza stampa era sempre lui a dichiarare che - "Stiamo bene e non vediamo l'ora di iniziare" - è chiaro che c'è molta confusione anche a livello di comunicazione e che quello che dichiara stride fortemente da un giorno all'altro. Male anzi malissimo perché un simile caos in casa nerazzurra non si vedeva da anni e pensare che siamo solo all'inizio di questo campionato.

Bisogna poi prendere atto delle dichiarazioni di un 'senatore' come Handanovic. Dichiarazioni davvero molto pesanti "Cosa mi ha fatto arrabbiare oggi? Tante cose. Abbiamo fatto una brutta partita, dobbiamo rendercene conto e voltare pagina, anche se è solo la prima giornata. Potrei parlare di mille alibi ma a me non piace cercarli, dobbiamo darci una svegliata tutti e ripartire dalla prossima" - per poi andare a lanciare una chiara frecciata alla società e al nuovo allenatore con una mezza difesa del 'vecchio' - "De Boer ha detto che non eravamo al massimo della condizione? Lo sappiamo, abbiamo fatto la tournée ed eravamo mezza squadra, abbiamo avuto poco tempo per allenarci. Non è colpa dell'allenatore ma dell'organizzazione, così oggi non eravamo al massimo".

Ed infine le parole confuse, come quelle di De Boer, di un D'Ambrosio che parla di mancanza di condizione, di mancanza di fame di vittorie, di mancanza di umiltà, arrivando poi a paragonare l'Inter prima al 'suo' Torino e poi alla Juventus dello scorso anno, confronti che non hanno motivo di esistere né tra loro né con l'Inter: "Il Chievo era sicuramente in una condizione migliore, anche se secondo me abbiamo tenuto il pallino del gioco. Ma abbiamo creato poco nel primo tempo, il giro-palla era lento e non riuscivamo nell'uno contro uno sulle fasce. Il Chievo lotta per la salvezza e noi siamo l'Inter, dobbiamo raggiungere i risultati chiesti dalla società. Ogni singolo giocatore deve pensare di poter vincere i propri duelli, altrimenti incorreremo in altre sconfitte come questa. Il Chievo non può avere più fame di noi. Se capiamo che tutti vorrebbero indossare questa maglia come me quando ero a Torino, potremo vincere e ottenere qualcosa di importante. Se non c'è quantità, la qualità viene a mancare. C'è ancora tanto tempo, è giusto fare subito mea culpa. La Juve l'anno scorsa ha iniziato male perché era appagata, perdeva partie che vinceva facilmente. Ha cambiato mentalità e ha rimontato. Sta a noi capire che nulla è impossibile".

Ultima riflessione ancora sull'allenatore nerazzurro e sulle sue scelte sbagliate. Chi conosce il calcio capirà facilmente che si tratta di errori dovuti alla poca esperienza della realtà del campionato italiano (il più complesso al mondo tatticamente) e non ad altro come il fatto di aver avuto poco tempo per allenare i giocatori. De Boer stesso nella sua conferenza stampa di presentazione ha ammesso di mancare d'esperienza come tecnico al di fuori dell'Olanda e di doverla fare. Il problema è che per guidare l'Inter serve un tecnico con grandissima esperienza e non il contrario. L'esperienza non puoi andarla a fare sulla panchina dell'Internazionale. E la colpa non è di chi ci si trova ma di una dirigenza, lo so lo sto ripetendo alla noia perdonatemi, che l'ha permesso. Segnale di grandissima confusione, appunto. Troppa. Tra i dirigenti, in campo, in panchina, ovunque. Una bruttisima situazione.