background

LA MALEDIZIONE DEL DIAVOLO CONTINUA: LA LAZIO SPROFONDA ALL'INFERNO, IL MILAN VOLA

Pubblicato il 20/09/2016
 Passano gli anni, cambiano giocatori, allenatori e anche presidenze, ma la storia non cambia: a San Siro contro il Milan la Lazio non passa da lunghi 27 anni, da quell'autogol di Maldini che regalò l'ultima gioia ai biancocelesti alla Scala del calcio. Neanche la Lazio più forte di tutti i tempi, quello squadrone dell'era Cragnotti, è mai riuscita nell'impresa, non fa eccezione questa Lazio targata Simone Inzaghi. I biancocelesti, oltre ad avere un giorno in meno di riposo rispetto agli avversari, devono anche fare i conti con qualche assenza pesante. Al forfait del capitano Lucas Biglia, si aggiunge quello dell'ultimo minuto di Marchetti, al suo posto a sorpresa mister Inzaghi lancia il giovane Strakosha, al suo esordio in serie A; solo panchina invece per il neoacquisto Vargic che evidentemente non convince appieno. Ma non è la sola scelta sorprendete in casa Lazio: Inzaghi infatti decide di lasciare in panchina sia Felpe Anderson che Keita, regalando invece la maglia da titolare a Basta sulla destra e a Djordjevic al fianco di Immobile. I biancocelesti comunque approcciano abbastanza bene all'incontro, facendosi preferire almeno in avvio ai padroni di casa. Al 2' minuto primo squillo ospite con Djordjevic che, servito dalla sponda di Immobile, calcia centralmente chiamando in causa Donnarumma. Passano 9 minuti e sulla rimessa lunga con le mani di Lulic è Milinkovic di testa ad impensierire nuovamente il baby prodigio Donnarumma che respinge corto, con la difesa milanista che spazza poi in calcio d'angolo. Dopo l'inizio coraggioso da parte della Lazio, il Milan progressivamente prende campo ed il controllo del gioco, senza riuscire mai comunque a farsi vedere in maniera pericolosa nei pressi dell'area avversaria. E' un episodio allora a cambiare nettamente il corso della gara: al 36' Parolo perde clamorosamente un pallone sanguinoso nella metà campo rossonera che Kucka trasforma immediatamente in un assist, lanciando di prima intenzione in profondità Bacca che scappa a campo aperto alle spalle della sbilanciata retroguardia laziale per poi battere l'incolpevole Strakosha con un preciso diagonale. La Lazio accusa il colpo ed il Milan tenta di approfittarne subito con Bonaventura due minuti più tardi, ma Strakosha questa volta ci mette i pugni. Il giovane portiere albanese rischia la papera al 42' minuto sul tiro dalla distanza di Bonaventura, salvandosi comunque in due tempi, mentre al 46' si esibisce in un vero e proprio miracolo intervenendo con un balzo felino sull'involontario colpo di tacco da distanza ravvicinata del compagno Bastos, evitando dunque l'autogol grazie ad un riflesso eccezionale. Nella ripresa Inzaghi fa dietrofront sulle sue scelte iniziali e mischia le carte: dentro dal primo minuto Keita ed Anderson al posto di Bastos e di un impalpabile Djordjevic. Ma è ancora il Milan ad andare ad un passo dal raddoppio al 10' minuto, quando Calabria regala un pallone d'oro a porta vuota a Niang che da due passi riesce clamorosamente a spedire fuori, divorandosi un gol già fatto. La Lazio tenta una timida reazione, ma ogni tentativo, sempre troppo fumoso e poco ragionato, si conclude con un nulla di fatto. Oltretutto la squadra di Inzaghi nel secondo tempo cala vistosamente dal punto di vista fisico ed il Milan al 28' le dà il definitivo colpo di grazia. Radu in scivolata allarga troppo il braccio in area di rigore intercettando il cross di Niang, per il direttore di gara non ci sono dubbi nell'assegnare il calcio di rigore ai padroni di casa: dal dischetto lo stesso Niang non sbaglia, spiazzando Strakosha. Nel finale Keita prova a dare la scossa con qualche evanescente giocata solitaria, ma la Lazio ha già alzato bandiera bianca. All'ultimo secondo della partita Immobile imita Niang, fallendo un gol facile facile di testa all'altezza del secondo palo, che sarebbe comunque risultato inutile ai fini del risultato: il Milan, ancora una volta, lascia a bocca asciutta la Lazio tra le invalicabili mura amiche. Il tabù, che ormai sta sempre più prendendo le dimensioni di una vera e propria maledizione, continua a perseguitare i biancocelesti, incapaci di domare le fiamme dell'inferno nella tana del Diavolo da quel lontano 1989.