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A BAKU, TUTTO FACILE PER L'ITALIA

Pubblicato il 11/10/2015
Se qualche anno fa si fosse pensato di collocare una manifestazione sportiva europea in Azerbaigian, l'opinione pubblica sarebbe stata perlomeno confusa da un'idea del genere. 
Tralasciando che mediamente ci saremmo trovati a non sapere dove indicarla sulla cartina, questa nazione ex-URSS si distacca ideologicamente dall'influenza di alcuni confini particolarmente estremisti, per aggrapparsi alla Turchia e cercare di inserirsi, seppure guardando da lontano, all'interno della comunità. 
La cornice di Azerbaigian-Italia è lo stadio olimpico di Baku, nonostante fosse stato utilizzato per ospitare le cerimonie delle nuove olimpiadi europee, questa enorme struttura da quasi settanta mila posti, viene inaugurata per il calcio proprio dalla nazionale azzurra in una passerella che avvicina sempre più l'Italia al primo posto nel girone di qualificazione all'europeo 2016.
Dopo una settimana di fuoco dal punto di vista mediatico per la questione giocatori infortunati/svogliati e il continuo tiro alla corda con i club che cercano di far valere le proprie ragioni, il commissario tecnico Antonio Conte, seppur sappia non troverà grosse difficoltà contro la rappresentativa azera, non potrà schierare l'italiano più in forma nella serie maggiore, ovvero Insigne che viene ben sostituito da El-Sharawy sulla sinistra. Un altra novità viene rappresentata dalla leadership a centrocampo di Verratti, affiancato da Parolo, mentre offensivamente il quadro si completa con Eder poco dietro l'ormai confermatissimo Pellè e Candreva sulla destra a spaventare la difesa Azera. 
Non utilizzo casualmente il termine spaventare, perché nella partita di andata, finita 2-1 al Renzo Barbera di Palermo, gli azzurri sfruttarono la debole fascia sinistra avversaria, complici le uscite mai precise del portiere Agayev,  per creare i maggiori pericoli con cross in movimento e da fermo.
Oltre a questa chiave tattica, si presenta come sempre quella più psicologica del “mal di piccole” così com'era successo qualche mese prima con l'autogol di Chiellini (poi ci mise una pezza siglando la doppietta in un personale one-man show) in quella che non si può dire nemmeno fosse un highlight azero, la scorsa sera dopo aver segnato la prima rete con Eder, abbiamo un calo mentale che permette il pareggio a Nazarov, in forza ai tedeschi del Karlsrhuer, unico giocatore riuscitosi a mettere in evidenza positiva nella compagine dell'est. 
Ma veniamo alla partita: dopo soli 11 minuti, un appoggio di Candreva e il movimento di Pellè verso la palla, aprono la difesa permettendo il lancio di Verratti verso Eder che tutto solo non può sbagliare verso la porta. Mister Prosinecki non riuscirà mai durante la partita a mantenere i reparti di centrocampo e difesa abbastanza corti e compatti per resistere al nostro attacco, ma ha di certo il merito di tentare la creazione di gioco dalla difesa, tanto che grazie a un'enorme disattenzione e un paio di carambole, sul lancio avventuroso di Gurbanov, arriva la risposta di Nazarov che sigla il pareggio.
La mancanza di un centrocampista in supporto alla difesa e la disattenta diagonale difensiva di Darmian fanno pensare ad una partita come al solito presa sotto gamba, ma la reazione avviene poco prima della pausa dell'intervallo: anche in questo caso non si posso dare grandi meriti all'offensiva italiana che trova facilmente un varco sull'esterno destro dove Candreva ha il tempo di appoggiare la palla all'interno per El-Sharawy e 2-1 a porta vuota. 
L'allenatore ex-Stella Rossa dell'Azerbaigian, vista l'impossibilità di qualificarsi alla fase del torneo europeo, cerca di creare delle basi per il futuro, esasperando il possesso palla a centrocampo ma l'Italia, che generalmente cerca di ottenere l'approccio di pressing alto che infondeva Antonio Conte alla Juventus, riesce a recuperare molti palloni e al 65esimo Darmian con un tiro non irresistibile da fuori area, chiude la partita sul 3-1. 
 
Tra le note positive si può notare un buon gioco corale prodotto dalla nazionale che riesce facilmente a giocare di prima in spazi stretti grazie alle qualità tecniche indubbie presenti nel gruppo, ma probabilmente viene chiesto troppo lavoro a Pellè senza gratificarlo poi con qualche tentativo di assist. Obbligatorio eliminare la supponenza per fare di questa nazionale una squadra bella da seguire anche allo stadio.
Dopo quella che doveva essere una passeggiata, vietato fare brutta figura contro la Norvegia, diretta avversaria per il primo posto nel girone, sapendo i nordici si giocano la qualificazione rincorsi dalla Croazia.