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DI FRANCESCO: ''MI PIACEREBBE RIMANERE QUI A LUNGO!''

Pubblicato il 19/12/2017
La Roma entra in gioco anche in Coppa Italia: domani pomeriggio alle 17:30 è la volta di Roma-Torino per gli ottavi della Coppa, in una gara ad eliminazione diretta. Di questo ed anche di molto altro ha parlato Eusebio Di Francesco in un’intervista al giornale La Stampa alla vigilia di Roma - Torino. Ecco allora gli argomenti snocciolati nell’intervista: il tecnico parte dalla partita di domani: ”Loro sono in crescita e la Coppa Italia è una competizione che conta molto anche per i granata. E poi c’è sempre un certo Belotti là davanti… Noi però vogliamo andare avanti, perchè la crescita passa attraverso gli obiettivi da raggiungere: ditemi quante volte la Juve ha tralasciato una competizione…’’. La grande attesa a Roma è però per la gara di campionato di sabato sera, a Torino ma contro i bianconeri: ”La Juventus ha l’abitudine alla vittoria: è tornata cattiva e cinica, dà la sensazione di non subire mai l’avversario, come nei tempi migliori. Avete visto lo 0-0 con l’Inter? Non hanno vinto, ma avrebbero meritato di farlo. Noi però non abbiamo nessuna sindrome da Allianz Stadium, anche perchè io penso in positivo. E poi con la Roma è la prima volta che me la gioco là. Se c’è invece una sindrome per me, può essere quella che mi avvicina all’Inter, per i 7 goal presi due volte col Sassuolo…”
Eusebio Di Francesco poi si è soffermato sulla serie A: ‘’E’ un campionato che trovo per certi versi inaspettato: la maggiore competività mi stimola e credo che, per il vertice, la corsa sarà tra le prime 5. Ci metto anche la Lazio, sebbene si sia un pò staccata”. Sul Napoli: ”Può vincere lo scudetto, perchè ha messo al centro di tutto il lavoro di squadra: si muovono meglio degli altri ed a chi sostiene che la ripetività ti renda prevedibile, io rispondo che la stessa ripetività ti dà maggiori certezze”. Queste poi le parole del tecnico sull’Inter di Spalletti: ”Può essere la sorpresa: non gioca le coppe europee ed è un vantaggio non da poco. E poi Spalletti ha una buona rosa ed idee chiare: non si rimane imbattuti per 16 gare per caso…”. Poi, tornando sulla gara d’andata: ”In 15 minuti rovinammo il lavoro dell’intera settimana: quella sconfitta fa parte del già citato processo di crescita”. Se c'è però un tecnico verso cui Di Francesco manifesta grande stima è Allegri: ”I bianconeri sono guidati da un allenatore ”europeo”: Allegri lo è per come sa gestire uomini e situazioni. Viaggia con una grande consapevolezza dei propri mezzi. Dybala? Sta cercando di aiutarlo. Dal punto di vista psicologico il tecnico bianconero è all’avanguardia”. 
Il tecnico giallorosso si è quindi soffermato a parlare anche di quanto sia importante oggi curare anche la psicologia dei calciatori: ”Il calcio è fatto di tecnica, fisicità e psicologia. In percentuali direi 30, 30 e 40. Il giocatore vuole capire perchè deve fare qualcosa, non è come una volta: prima gli dicevi ”Buttati nel fuoco!” e lo faceva, adesso invece devi saper spiegare quello che proponi”. A proposito di psicologia, al suo arrivo nella Capitale, Di Francesco ha dovuto convivere con l’ombra ingombrante lasciata da Spalletti: ‘’La difficoltà maggiore era riuscire a subentrargli con le mie idee, piuttosto che ”scimmiottarlo”: pensavo di impiegarci più tempo…”. Eusebio d’altra parte conosceva bene cosa lo attendeva a livello di contesto: ”Non è facile staccarsi dall’ambiente che qui ti circonda. Ogni giorno a Roma facciamo parlare tutti, dall’artista al cabarettista: basta saperlo e prenderlo nel modo giusto. Se mi mettessi a rispondere, perderei energie inutili… Io non ascolto mai le radio, non mi interessa… L’esperienza vissuta nella Roma da calciatore mi aiuta, perchè tante dinamiche non mi sono sconosciute”.
Sul turnover ‘’spinto’’ attuato, questa è la sua risposta: ”E’ un rischio calcolato, un modo per far sentire tutti parte del progetto. Lo faccio io, lo fa anche Allegri: l’allenatore bianconero non cambia spesso, perchè vuole fare il fenomeno. Ci sono altre squadre che possono fare lo stesso, ma non vogliono farlo”
Sui modelli a cui ispirarsi, Di Francesco si mantiene equidistante tra Ancelotti e Conte: ”Di Ancelotti mi piace la pacatezza ed il rapporto che sa instaurare coi suo ragazzi. Conte dal punto di vista motivazionale è bravissimo e sul campo è un grande lavoratore. Penso di pormi in mezzo tra i due”
Di Fra ha intenzione di mettere radici in questo suo ritorno nella Capitale: ”L’importanza di un lavoro continuo pesa moltissimo: per questo, mi piacerebbe rimanere qui a lungo: questa società ha creato i presupposti per centrare traguardi prestigiosi! E, come dice il direttore Monchi, conta la fiducia, non il contratto in essere…”

La parte finale dell’intervista è dedicata ad alcuni giudizi in pillole:”Il giocatore più incisivo del campionato? Mertens: il belga ha cambiato il modo di fare il centravanti e sa spostare gli equilibri di una squadra’’. Insomma, un po’ come il Totti di qualche anno fa: ”Sì, ma Francesco da ragazzo faceva l’attaccante. O meglio, ha sempre saputo fare tutto: ricordo quando in partitella Capello lo metteva come mediano, ed erano meraviglie!”. Eusebio però ha un’ottimo concetto di Totti anche nell’attuale veste di dirigente: ”Lo definirei il ”regista dietro alla scrivania”: chiacchieriamo spesso, conosce tanti ragazzi dello spogliatoio, mi dà tanti input in più su come trattarli”. Su Schick: ”Lo sto conoscendo, è prematuro giudicarlo. Mi ha impressionato per i suoi grandi mezzi, fisici e tecnici: ci vuole tempo e pazienza per diventare un campione… Se Allegri dice che Dybala deve crescere, pensate a quanto deve aspettare Schick…’’. Il tecnico giallorosso ha lanciato poi la candidatura dei suoi vecchi compagni Montella e Tommasi rispettivamente come possibili C.T. della Nazionale e Presidente FIGC: ''Vincenzo ha le capacità per fare il CT, ed anche lo stile. Damiano ha le qualità per capire le esigenze di tutti. E poi, è il tempo di un ex giocatore al vertice…”.
Sullo scudetto con la Roma invece Eusebio si mantiene decisamente più prudente: ”Per ora lasciamo stare… Noi vogliamo dare fastidio: se cresceremo ancora e se passeremo esami come quello di Torino, più avanti ne riparleremo…”