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DI FRANCESCO: ''LA ROMA NON DEVE AVERE GIOCATORI FORTI, MA UNA SQUADRA FORTE''

Pubblicato il 13/03/2018
Al fischio finale di Roma - Shakhtar Di Francesco può finalmente esultare: la sua Roma è tra le migliori 8 d'Europa e ad aprile andrà a giocarsela nei quarti per un posto in semifinale di Champions League. Ecco allora che il tecnico giallorosso nel postgara mostra tutta la sua gioia e la sua soddisfazione per il risultato ottenuto: ''È una bella soddisfazione per me, ma anche per una squadra che è fatta di uomini, che hanno fatto quasi una ''partita della vita''. Ho sentito parole importanti nello spogliatoio, questa è la vittoria più importante! Risultato straordinario, non è facile arrivare a questi livelli! Per Roma questo traguardo deve essere motivo di orgoglio: il pubblico è stato straordinario, ho sentito i brividi che provavo solo quando giocavo a calcio...''.
Il bel traguardo odierno è evidentemente anche il frutto di una preparazione atletica oculata. E pazienza allora se tra dicembre e gennaio, proprio a causa di una prepazione più ''dura'', la squadra ha avuto un calo di risultati che ha di fatto allontanato la Roma dalla lotta per lo scudetto: ''Abbiamo spinto di più in allenamento in passato e oggi ne è la dimostrazione. A livello fisico abbiamo lavorato sapendo di soffrire in un determinato periodo. Vedo una squadra in crescita da un punto di vista fisico e mentale: in condizione e determinazione la squadra sta crescendo!''.
Nel primo tempo di stasera tuttavia la squadra giallorossa ha faticato più del dovuto contro gli ucraini: ''I primi 45' li abbiamo fatto poco bene, perché la mezzala opposta alla palla non si alzava nei modi giusti. Noi davamo troppa facilità di palleggio all’interno del campo, per questo abbiamo alzato gli esterni. La squadra è cresciuta col tempo e con gli automatismi, poi alla fine della partita ha avuto paura di non portare a casa la qualificazione e ciononostante ha rischiato pochissimo: Alisson questa sera non ha dovuto fare neanche una parata. Merito della cattiveria agonistica dei miei, che deve accompagnarci anche nel futuro''.

Ora, in attesa del sorteggio di venerdì, a Roma sarà tutto un fiorire di speranze e di pronostici su quale sia la migliore squadra da affrontare nei quarti: Eusebio ci scherza un pò su: ''Ho sentito Montella, ci siamo dati appuntamento in finale...''. E quì Di Francesco ride. Poi, riprende la su analisi: ''Al di là della battuta, dobbiamo essere ambiziosi e sognare. Dobbiamo avere equilibrio all’interno di questo contesto e pensare al Crotone. Chi arriverà ai quarti ben venga, ce la giocheremo alla grande!''.
Da Napoli in poi, nella testa dei giallorossi è scattato qualcosa, un pò come la convinzione nei propri mezzi... insomma, fatto sta che la Roma, che sembrava ormai avviata sul viale del tramonto, sembra invece di colpo tornata prepotentemente sulla scena italiana ed ora anche europea: ''Siamo cresciuti un po’ in tutto. Ci rimproveravamo tra di noi perché eravamo poco efficaci, perché non sfruttavamo le occasioni. Ora siamo più determinati e più cinici. Individualmente non andiamo da nessuna parte. La Roma non deve avere giocatori forti, ma una squadra forte. Se lo capiamo, possiamo fare tanto strada. La Juventus ha insegnato, noi dobbiamo essere bravi a guardare quelli bravi''.
Dal punto di vista tattico, stasera si sono viste nei giallorossi molte più verticalizzazioni che in passato: ''Lo abbiamo fatto noi come i nostri avversari l'hanno fatto all’andata. È stata una cosa voluta, perché loro non accompagnano in profondità. Nel primo tempo siamo andati in fuorigioco, nel secondo tempo abbiamo forzato di più le verticalizzazioni che sono il mio Credo''. Di Francesco non si vuole però attribuire la titolarità della vittoria odierna: ''Non mi piace parlare di me, ma di quello che riusciamo a fare in un contesto. Mi prendo le mazzate, ma anche il merito di aver dato una mentalità, la capacità e l’organizzazione di affrontare le partite a viso aperto. In Europa bisogna rimanere corti e aggredire le squadre. Con il lavoro quotidiano ho ritrovato una squadra che si era smarrita''.
La chiusura di Eusebio è ancora sul concetto di ''squadra'': ''Ho parlato di squadra, e in questa ci sono anche quelli che lavorano al di fuori di quelli che entrano in campo, come i magazzinieri e i medici. Tutti hanno un obiettivo comune, ma tutti si allenano perché sanno che con me tutti possono giocare. Con il turnover oso qualcosa per la crescita di alcuni giocatori. Adesso ho fatto meno turnover perché ho visto giocatori più in forma''