background

ROMA IN RITIRO, DI FRANCESCO: ''DEVO SCEGLIERE GLI UOMINI GIUSTI...''

Pubblicato il 23/09/2018
La crisi della Roma sembra senza fine: in 6 partite stagionali tra Campionato e Champions la squadra di Eusebio Di Francesco ha collezionato solamente una vittoria contro il Torino (peraltro sofferta per 1-0...), a fronte di 2 modesti pareggi casalinghi contro Atalanta e Chievo e di ben 3 sconfitte, contro Milan e Bologna in serie A e contro il Real in coppa. E' evidente dunque che la tendenza vada invertita al più presto, se non si vuole rischiare di compromettere l'intera stagione. Ecco allora che la società giallorossa ha ordinato un ritiro punitivo per la Roma, con la squadra capitolina che rimarrà dunque chiusa tra le mura di Trigoria. Nel postgara rovente del Dall'Ara, mentre aleggiava sempre più forte la voce di un esonero per Di Francesco, il tecnico abruzzese ha rilasciato le sue dichiarazioni a margine del match. Queste le sue parole per cercare di ripartire di slancio: ''Sono abituato a combattere, non a tirarmi indietro, anche nelle difficoltà. I numeri sono schiaccianti contro di noi, dobbiamo reagire e devo scegliere gli uomini giusti, che hanno il desiderio. Non posso più sbagliare. Deve venire fuori quello che abbiamo dentro!''. L'accusa che viene mossa al tecnico è quella di non essere riuscito a farsi seguie dai suoi giocatori. Lui però rifiuta questa teoria: ''E’ una vostra impressione, ditemelo voi se è così. I giocatori non hanno fatto quello che gli ho detto, ma succedeva anche l’anno scorso... Va al di là dell’allenatore la voglia di combattere per questa maglia, è questione di orgoglio. Io ho fatto il calciatore e so che vuol dire andare in campo, è questione di serietà e attaccamento e noi tutto questo non lo stiamo dimostrando... La Roma deve fare meglio di così. Io oggi ho fatto entrare Pastore, Kolarov e Under. I più giovani li ho visti intimoriti e vanno accompagnati, vanno responsabilizzati tutti. Abbiamo una partita mercoledì e un’altra sabato, abbiamo bisogno di tutti. Dobbiamo trovare altre caratteristiche fondamentali e non è il primo giorno che lo dico, lo dico da tanto. Se il Bologna ha il 30% di possesso palla, ha fatto due goal e ne poteva fare altri due, vuol dire che ci sta qualcosa che non va. E’ un insieme di cose. Tutti parlano di lavoro, ma lo faccio anche io, non sto a guardare. Devo solo stare zitto e pedalare''.
Rosa sopravvalutata dunque? ''Se dovessimo guardare ora, per quello che stiamo dimostrando sì. Ora dobbiamo avere la capacità e l’orgoglio, la reazione deve partire da noi. Le critiche le prendiamo e stiamo zitti, le offese sono un’altra cosa. Sono un professionista e cerco di dare il meglio, per me è un onore allenare la Roma. Mi fa rabbia non riuscire a trasmettere, non ho desiderio di guardare gli altri. Questa reazione ci deve per forza essere...''.
Di Francesco, pur sbigottito davanti al 2-0 odierno, ci tiene comunque a non fare di Marcano il capro espiatorio odierno: ''Fino al goal, il Bologna non era mai arrivato a tirare in porta. Il concetto era di rimanere sempre in tre in difesa e di non concedere spazi, senza concedere ripartenze. Le occasioni le avevamo create ma non le abbiamo concretizzate. Vai poi in svantaggio e va tutto a morire, perché non puoi fare quello che avevi preparato. Marcano terzino? Non posso pretendere che Kolarov faccia tutte le partite... Luca Pellegrini è del ’99: se lo metto dentro, poi si dice che l’ho bruciato. Quello che sto facendo non riesce bene, i goal li abbiamo presi anche con gli altri, non è per la posizione di Marcano... Al di là dei sistemi di gioco di cui si parla dalla mattina alla sera, che poi si vanno a valutare su una lavagna, se uno prova una cosa che va, comunque non possiamo rimanere piatti. Poi si parla di ruoli alterati ma, anche quando ci siamo messi nei nostri ruoli, che abbiamo creato? Tanti cross buttati senza senso per il mio gioco. Quando poi forte di testa c’è solo Dzeko, che va a riempire l’area, perdiamo anche i riferimenti del nostro modo di giocare''.
Eusebio si pone infine con grande umiltà in questo frangente difficile della sua stagione: ''Se so come uscire lo dirà solo il campo, esprimo il mio pensiero ma lo devo esprimere dentro. Sta a me tirarlo fuori, perché se non sono capace… L’allenatore è sempre sulla graticola...''.
Sulla contestazione infine dei tifosi, Di Francesco non si mostra sorpreso dalla cosa: ''I nostri tifosi sono stati fino all’85’ ad incitarci. Ci sta che si siano stufati di questa Roma, dobbiamo accettare e cercare di rispondere sul campo!''.